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Fa parte di Registrazione fatture di acquisto, guida per chi ne riceve centinaia.

Integrazione fattura intracomunitaria, TD17, TD18 e TD19
GuidaConsorzio distribuzione

Integrazione fattura intracomunitaria, TD17, TD18 e TD19

28 settembre 2026·12 min di lettura

Integrare la fattura di un fornitore estero significa aggiungere al suo documento l'IVA italiana che il fornitore non ha addebitato, con un documento elettronico da trasmettere allo SDI. Il codice di quel documento dipende da due domande, se si compra un bene o un servizio e dove si trova il bene al momento dell'acquisto.

Le regole che seguono vengono dalla Guida alla compilazione delle fatture elettroniche e dell'esterometro dell'Agenzia delle Entrate, versione 1.10 del 1 aprile 2025, e dalle norme che la Guida richiama. Il percorso completo, fornitori italiani compresi, sta nella guida alla registrazione delle fatture di acquisto.

In questo passaggio lavora anche Opsy, il back office che si manda avanti da solo a partire dalla posta in arrivo. Raccoglie dalla casella e dallo SDI conferme d'ordine, DDT e fatture, mette a confronto ordine, conferma, consegna e fattura e segnala dove i numeri divergono. Opsy affianca il gestionale senza sostituirlo e non produce l'integrazione fiscale, che resta a chi la cura oggi in azienda o in studio.

Quando si usa TD16, TD17, TD18 o TD19?

Si usa TD18 per i beni che un fornitore UE spedisce da un altro paese UE, TD17 per i servizi comprati da un fornitore UE o extra UE, TD19 per i beni di un fornitore non residente che sono già in Italia. TD16 riguarda soltanto il reverse charge interno tra soggetti italiani.

La differenza che pesa di più riguarda l'invio. Per il TD16 la Guida lascia la trasmissione allo SDI facoltativa e ammette l'integrazione manuale nei registri, con l'effetto che l'operazione manca dalle bozze dei registri IVA preparate dall'Agenzia.

Per TD17, TD18 e TD19 la Guida scrive invece che il cliente «deve» inviare il documento tramite SDI. Dal 1 luglio 2022 è così che si assolve l'obbligo di comunicare le operazioni con l'estero previsto dall'art. 1 c.3-bis del D.Lgs 127/2015, dopo l'abolizione dell'esterometro disposta dalla Legge 178/2020.

CodiceCosa si compraDa chiDove si trova il beneRiferimento normativoInvio allo SDI
TD16Beni o servizi in reverse charge internoFornitore italianoIn ItaliaArt. 17 c.5 e c.6, art. 74 c.7 e c.8 DPR 633/1972Facoltativo, ammessa l'integrazione manuale nei registri
TD17ServiziFornitore UE (integrazione) o extra UE (autofattura)Non pertinenteArt. 17 c.2 DPR 633/1972Obbligatorio dal 1/7/2022, entro il 15 del mese successivo al ricevimento
TD18Beni, anche introdotti in deposito IVAFornitore UEIn arrivo da un altro paese UEArt. 46 c.1 DL 331/1993Obbligatorio dal 1/7/2022, entro il 15 del mese successivo al ricevimento
TD19Beni, anche già presenti in un deposito IVAFornitore non residente senza stabile organizzazione (integrazione se UE, autofattura se extra UE)Già in ItaliaArt. 17 c.2 DPR 633/1972Obbligatorio dal 1/7/2022, entro il 15 del mese successivo al ricevimento

Restano fuori dall'obbligo di comunicazione le operazioni documentate da bolletta doganale e quelle già documentate da fattura elettronica via SDI. Sono esclusi anche gli acquisti non rilevanti ai fini IVA in Italia secondo gli artt. da 7 a 7-octies del DPR 633/1972, fino a 5.000 euro per singola operazione, come ha stabilito l'art. 12 del DL 73/2022.

TD18, gli utensili che partono dalla Germania

Un distributore di ferramenta industriale ordina a un produttore tedesco una fornitura di utensili che viaggia su camion dalla Germania. La fattura arriva senza IVA e il distributore la integra con un TD18.

Salvo eccezioni, l'acquisto si considera effettuato all'inizio del trasporto dal paese di origine (art. 39 DL 331/1993). Una fattura emessa prima della partenza anticipa quel momento per l'importo fatturato.

TD17, l'abbonamento irlandese e l'assistenza americana

Lo stesso distributore paga un abbonamento a una piattaforma di un fornitore irlandese e un intervento di assistenza tecnica a distanza a un'azienda statunitense. Sono entrambi servizi e vanno entrambi con il TD17.

Cambia il documento di partenza. Per il fornitore irlandese il distributore integra la fattura ricevuta, per quello statunitense emette un'autofattura. Per i servizi generici l'operazione si considera effettuata quando la prestazione è ultimata, o al pagamento se avviene prima, e per quelli periodici alla maturazione dei corrispettivi (art. 6 c.6 DPR 633/1972).

TD19, la merce che è già in un magazzino italiano

Un produttore asiatico tiene scorte presso un magazzino logistico in Italia e vende da lì al distributore. Il bene non arriva da un paese UE, quindi il TD18 non si applica, e l'acquisto non è un'importazione, quindi manca una bolletta doganale su cui pagare l'IVA.

Il distributore emette un'autofattura con TD19, oppure integra la fattura se il fornitore è stabilito in un paese UE. Lo stesso codice vale per l'acquisto da un non residente di beni già custoditi in un deposito IVA (art. 50-bis c.4 lett. c DL 331/1993).

Quando invece il bene arriva da un paese extra UE e viene sdoganato per il distributore, l'IVA si paga in dogana e nessuno dei codici da TD16 a TD19 entra in gioco. Per gli acquisti da San Marino con IVA esposta su fattura cartacea la Guida prevede un codice a parte, il TD28.

Come si compila il documento di integrazione di una fattura estera?

Nel documento il fornitore estero compare come cedente o prestatore, con il suo paese di residenza, e l'azienda italiana come cessionario o committente. Il documento richiama la fattura originale, riporta l'imponibile in euro e calcola l'imposta con l'aliquota italiana del bene o del servizio.

I campi che la Guida chiede di compilare

  • Nel blocco CedentePrestatore vanno i dati del fornitore estero, con l'indicazione del paese di residenza.
  • Nel blocco CessionarioCommittente vanno i dati di chi integra o emette l'autofattura.
  • Nel campo Data, per gli acquisti da fornitori UE, va la data di ricezione della fattura estera o comunque una data del mese in cui è arrivata.
  • Per l'autofattura su acquisti extra UE, nello stesso campo va la data di effettuazione dell'operazione.
  • Nel blocco DatiFattureCollegate vanno gli estremi della fattura o della nota di variazione a cui l'integrazione si riferisce.

Dopo l'invio lo SDI restituisce una ricevuta. Per aprirla e capire cosa contiene vale quanto spiegato su come si legge il file XML che lo SDI restituisce.

Aliquota 10 o 22 per cento

Per l'integrazione non esiste un'aliquota predefinita. Si applica quella che il bene o il servizio avrebbe se fosse comprato in Italia, 4, 5, 10 o 22 per cento secondo la Tabella A allegata al DPR 633/1972.

Per un distributore di ferramenta e utensileria il caso più frequente è il 22 per cento. Quando il catalogo comprende articoli con aliquota ridotta, la voce va verificata riga per riga.

Fattura in valuta estera

Una fattura in dollari o in sterline si converte al cambio del giorno in cui l'operazione è effettuata, oppure, se quel cambio manca, del giorno di emissione della fattura (art. 13 c.4 DPR 633/1972).

Conviene conservare il riferimento del cambio usato insieme al documento. È il primo dato che qualcuno ricontrolla quando i totali non tornano.

Registrazione e neutralità

L'integrazione si annota sia nel registro delle vendite sia in quello degli acquisti. Per un'azienda con pieno diritto alla detrazione l'IVA entra come debito e come credito nella stessa liquidazione periodica, nei limiti degli artt. 19 e seguenti del DPR 633/1972.

Per la fattura intracomunitaria di beni l'annotazione va fatta entro il 15 del mese successivo al ricevimento, con riferimento al mese precedente (art. 47 c.1 DL 331/1993).

Entro quando va inviata l'integrazione e cosa succede se la fattura estera arriva in ritardo?

Per gli acquisti dall'estero il documento va trasmesso allo SDI entro il 15 del mese successivo a quello in cui si è ricevuta la fattura del fornitore. Se la fattura di un fornitore UE non arriva entro il secondo mese successivo all'operazione, il cliente emette un'autofattura entro il 15 del terzo mese, come prevede l'art. 46 c.5 del DL 331/1993.

Il calendario in un esempio

L'esempio che segue è costruito a tavolino per fissare le date. Una fornitura parte dalla Germania a marzo e la fattura del fornitore arriva ad aprile.

  • Con la fattura ricevuta ad aprile, il TD18 va trasmesso entro il 15 maggio.
  • Se invece a fine maggio la fattura non fosse ancora arrivata, il distributore emetterebbe l'autofattura entro il 15 giugno.

Il 15 del mese successivo è il termine di legge. La Guida indica anche un riferimento più stretto per chi vuole ritrovare l'operazione nelle bozze dei registri IVA, cioè l'invio entro la fine del mese riportato nel campo Data. Quel secondo riferimento riguarda la comodità delle bozze precompilate.

L'autofattura per la fattura che non arriva

La Guida descrive la procedura in due passaggi. Prima si trasmette un TD20 con l'imponibile e il codice natura dell'operazione, poi il TD17, il TD18 o il TD19 con l'imposta.

La regola copre anche i servizi resi da un prestatore UE. Vale inoltre quando la fattura arriva con un corrispettivo inferiore a quello reale, e in quel caso l'autofattura integrativa va emessa entro il 15 del mese successivo alla registrazione della fattura originale.

Le sanzioni dopo il D.Lgs 87/2024

Per le violazioni commesse dal 1 settembre 2024 le sanzioni sul reverse charge seguono il testo del D.Lgs 471/1997 riformato dal D.Lgs 87/2024.

  • Chi non integra e non emette l'autofattura rischia una sanzione da 500 a 10.000 euro (art. 6 c.9-bis). Prima della riforma il massimo arrivava a 20.000 euro.
  • Per l'omessa o errata trasmissione dei dati delle operazioni con l'estero è prevista una sanzione separata per documento, con un tetto mensile e una riduzione se la trasmissione corretta arriva entro quindici giorni (art. 11 c.2-quater).

Importi aggiornati e possibilità di ravvedimento sul caso concreto li verifica il commercialista.

Cosa fare se la fattura estera arriva con l'IVA esposta o con partita IVA italiana?

Quando il fornitore UE espone per errore l'IVA del proprio paese, la strada consigliata è chiedergli l'annullamento e una nuova fattura senza imposta, da integrare poi con il TD18. Gli altri casi dipendono da chi ha emesso il documento e da quale imposta vi compare.

IVA del paese del fornitore esposta per errore

Dall'Agenzia delle Entrate non risulta una prassi pubblica dedicata a questo scenario preciso. Quella che segue è quindi una raccomandazione operativa, da concordare col commercialista.

Il primo passo è scrivere al fornitore e ottenere la nota di credito insieme alla fattura corretta. Se il fornitore non risponde, la prassi indicata dai commentatori è non detrarre l'imposta addebitata senza titolo, oppure seguire la regolarizzazione dell'art. 46 c.5 DL 331/1993 prevista per la fattura mancante. Cosa verificare sulla nota che arriva è spiegato nella guida alla nota di credito del fornitore.

IVA italiana addebitata su un'operazione in reverse charge

Se il fornitore ha applicato l'IVA italiana a un'operazione che andava in reverse charge, il cliente che ha comunque pagato l'imposta al fornitore conserva il diritto alla detrazione.

La sanzione è fissa, da 250 a 10.000 euro, e fornitore e cliente rispondono in solido del pagamento (art. 6 c.9-bis.1 D.Lgs 471/1997, per le violazioni commesse dal 1 settembre 2024).

Fattura estera con partita IVA italiana del fornitore

Capita che un fornitore estero apra una partita IVA italiana con un rappresentante fiscale o con l'identificazione diretta e la riporti in fattura. Per la Risoluzione 89/E del 25 agosto 2010, richiamata dalla Guida nella nota al TD17, quel documento non ha rilevanza ai fini IVA.

Il cliente trasmette comunque il TD17, come integrazione se il fornitore è UE o come autofattura se è extra UE, e indica l'identificativo estero del fornitore al posto della partita IVA italiana. La Guida lo scrive per i servizi, e per i beni lo stesso ragionamento porta al TD18 o al TD19, da confermare col commercialista caso per caso.

Il fornitore che opera in Italia con una stabile organizzazione segue invece regole proprie.

Partita IVA del cliente mancante o sbagliata

Dal 1 gennaio 2020 l'iscrizione del cliente al VIES con una partita IVA valida è condizione sostanziale per la non imponibilità della cessione nel paese del fornitore (art. 138 della Direttiva 2006/112/CE, modificato dalla Direttiva UE 2018/1910).

Una fattura senza la partita IVA del cliente, o con una partita IVA sbagliata, può rimettere in discussione proprio la non imponibilità su cui poggia il TD18. La mossa pratica è chiedere la riemissione prima di integrare e verificare che la propria posizione nel VIES risulti attiva.

Perché prezzo e quantità della fattura estera vanno controllati prima dell'integrazione?

Perché il documento di integrazione ricopia l'imponibile del fornitore così com'è. Un prezzo o una quantità sbagliati entrano nel registro vendite e in quello acquisti nello stesso momento, e la correzione richiede una nota di variazione del fornitore estero e un'altra integrazione che la richiami.

La fattura che arriva per ultima e da un'altra strada

Per un distributore di utensileria la fattura del fornitore tedesco o olandese arriva spesso come allegato di posta, dopo la merce e a volte a settimane di distanza. Intanto il DDT è già stato caricato a magazzino e la conferma d'ordine sta in un'altra casella.

Con la scadenza del 15 che si avvicina, il confronto riga per riga è il primo passaggio che salta. Prima di scegliere il codice TD servono quattro verifiche.

  • Il prezzo unitario torna con la conferma d'ordine.
  • Le quantità tornano con i DDT effettivamente ricevuti.
  • Le spese di trasporto e le voci accessorie corrispondono a quanto pattuito.
  • La propria partita IVA e l'identificativo del fornitore sono corretti.

Il metodo ricalca quello delle fatture italiane, descritto nei controlli di merito prima di registrare la fattura di acquisto. Il legame fra i tempi del DDT e quelli della fattura è spiegato nella guida su DDT e fattura.

Dove lavora Opsy e dove resta il commercialista?

Opsy lavora prima dell'integrazione, sul merito del documento. Legge dalla mail la fattura estera insieme a conferma d'ordine e DDT dello stesso fornitore, confronta prezzo, quantità e spese di trasporto riga per riga e segnala la differenza prima che qualcuno integri e registri.

Opsy non sceglie il codice TD, non genera il TD17, il TD18 o il TD19 e non prende il posto del gestionale né del commercialista, che restano i titolari dell'adempimento.

La scelta di progetto ammette un solo tipo di errore, il falso allarme. Un numero sbagliato accettato in silenzio resta fuori per costruzione, e ogni segnalazione mostra il perché in numeri.

87%

dei 1.574 documenti ricevuti in due mesi da un'azienda di distribuzione in produzione, validati in automatico

Dati di produzione Opsy, posizionamento canonico 2026

Per le aziende che lavorano dentro una rete consortile, la pagina dedicata ai consorzi di distribuzione spiega come si parte con una casella dedicata e senza toccare il gestionale.

Lo scadenziario del 15 regge quando la fattura estera è arrivata e torna con ordine e consegna. Il resto del percorso, dalla fattura italiana alla bolletta doganale, è nella guida alla registrazione delle fatture di acquisto, e per provare il controllo su un mese di fatture vere l'ingresso è /lista.

Le fatture estere controllate prima dell'integrazione

Opsy legge dalla mail fattura, conferma e DDT del fornitore e segnala cosa non torna. Il primo mese è gratuito.

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Il testo descrive le regole generali in vigore alla data di pubblicazione, secondo la Guida dell'Agenzia delle Entrate versione 1.10. Sul caso concreto decide il commercialista.

Domande frequenti

Come si fa l'integrazione di una fattura intracomunitaria?
Il cliente italiano prepara un documento elettronico di tipo TD18 che riprende la fattura del fornitore UE, indica il fornitore con il suo paese di residenza, richiama numero e data della fattura originale e calcola l'IVA con l'aliquota italiana del bene. Il documento va trasmesso allo SDI entro il 15 del mese successivo a quello di ricevimento della fattura, come prevede l'art. 1 c.3-bis del D.Lgs 127/2015. La Guida dell'Agenzia delle Entrate, versione 1.10 del 1 aprile 2025, descrive come compilarlo.
Qual è la differenza tra TD17, TD18 e TD19?
TD17 si usa per i servizi comprati da un fornitore UE o extra UE, TD18 per i beni che un fornitore UE spedisce da un altro paese UE, TD19 per i beni di un fornitore non residente che si trovano già in Italia, anche in un deposito IVA. Per tutti e tre, dal 1 luglio 2022, la trasmissione allo SDI è il canale con cui si comunicano le operazioni con l'estero.
Entro quando va integrata una fattura estera arrivata in ritardo?
Per gli acquisti il termine decorre dal ricevimento della fattura, quindi una fattura arrivata tardi si integra e si trasmette entro il 15 del mese successivo a quello in cui è arrivata. Se la fattura di un fornitore UE non arriva entro il secondo mese successivo all'operazione, il cliente emette un'autofattura entro il 15 del terzo mese, come prevede l'art. 46 comma 5 del DL 331/1993.
Che aliquota IVA si usa nell'integrazione in reverse charge, 10 o 22 per cento?
Si usa l'aliquota che il bene o il servizio avrebbe se fosse acquistato in Italia, quindi 4, 5, 10 o 22 per cento secondo la Tabella A allegata al DPR 633/1972. La Guida dell'Agenzia delle Entrate non prevede un'aliquota predefinita. Per un distributore di ferramenta il caso più frequente è il 22 per cento, ma la voce va verificata articolo per articolo.
Cosa fare se la fattura intracomunitaria arriva con l'IVA esposta?
Se il fornitore UE ha esposto per errore l'IVA del proprio paese, in assenza di una prassi dell'Agenzia dedicata a questo caso la strada consigliata è chiedergli l'annullamento e una nuova fattura senza imposta, da integrare poi con il TD18. Se il fornitore non risponde, la prassi indicata dai commentatori è non detrarre l'imposta addebitata senza titolo oppure seguire la regolarizzazione dell'art. 46 comma 5 del DL 331/1993. Il caso concreto va deciso col commercialista.
Una fattura estera con l'IVA italiana va integrata?
Se la fattura riporta una partita IVA italiana aperta dal fornitore estero con un rappresentante fiscale o con l'identificazione diretta, per la Risoluzione 89/E del 2010 quel documento non rileva ai fini IVA e il cliente trasmette comunque l'integrazione, o l'autofattura se il fornitore è extra UE, indicando l'identificativo estero del fornitore. Se il fornitore ha addebitato IVA italiana su un'operazione in reverse charge, per le violazioni commesse dal 1 settembre 2024 il cliente che ha pagato l'imposta al fornitore conserva la detrazione ma risponde, in solido col fornitore, di una sanzione fissa da 250 a 10.000 euro.
Cosa succede se la fattura estera arriva senza la partita IVA del cliente?
Dal 1 gennaio 2020 l'iscrizione del cliente al VIES con una partita IVA valida è condizione sostanziale per la non imponibilità della cessione intracomunitaria nel paese del fornitore. Una fattura senza la partita IVA del cliente, o con una partita IVA sbagliata, può rimettere in discussione quella non imponibilità. Conviene chiedere la riemissione prima di integrare e verificare che la propria posizione nel VIES sia attiva.
Una fattura estera ricevuta tramite SDI va comunque integrata con autofattura?
Il caso documentato dalla Guida dell'Agenzia delle Entrate è quello del fornitore estero che mette in fattura una partita IVA italiana ottenuta con rappresentante fiscale o identificazione diretta. Quel documento non rileva ai fini IVA e il cliente trasmette comunque il TD17 per i servizi, come integrazione se il fornitore è UE o come autofattura se è extra UE, con l'identificativo estero del fornitore. Per i beni lo stesso ragionamento porta al TD18 o al TD19.